THE JAPAN PAVILION
19. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia
10 maggio – 23 novembre 2025
Copione



1   Introduzione

La scena iniziale ha un registro onirico (o è un sogno vero e proprio)


2   L’edificio e il sito percepiti dai personaggi al loro interno

Apertura: Mi sono destata mentre sentivo un suono. Non mi sono svegliata a causa sua. Il suono non mi ha svegliata. Piuttosto, ogni volta che mi alzavo, c’era un rumore che proveniva da qualche parte e che notavo perché ero sveglia. C’erano umani in luoghi dove di solito non bazzicano e attrezzi che non avevo mai visto prima vicino alle colonne. La porta si stava aprendo, chiudendo e riaprendo, controllando meticolosamente qualcosa...

Colonna Muraria A: Gli attrezzi sono da questa parte.

Colonna Muraria B: Anche qui.

Colonna Muraria C: C’erano dei materiali vicino all’ingresso.

Colonna Muraria D: Anche nel giardino.

Colonne Murarie A–C: Silenzio! Sveglierete Apertura.

Apertura: Beh, sono sveglia.

Colonna Muraria A: Oh?

Colonna Muraria D: Non c’è bisogno che bisbigliamo!

Colonna Muraria C: Poteva darsi che Apertura stesse dormendo.

Apertura: Ero sveglia, non siete stati voi a svegliarmi. Stavate parlando della recente ristrutturazione?

Colonna Muraria B: Eh, sì. Stavamo facendo il punto dell’intera situazione.

Apertura: Ci stavo proprio pensando anch’io.

Colonna Muraria A: Mi sembra che ci pensi spesso. A come gli umani a volte ci ricostruiscano con tutti i crismi.

Apertura: La luce che cala di notte su questo spazio murato è fosca e ottenebrante... Sembra un viavai di conforto e disperazione. 

Muri Esterni: Ci verniciano con colori strani, ci appendono addosso cose pesanti e ci colpiscono con oggetti appuntiti, ma in un modo o nell’altro, prima che ce ne accorgiamo, si ritorna alla normalità.

Apertura: A voi va peggio. Non cambia nulla neanche per me. Per tutti voi invece è cambiato qualcosa?

Colonne Murarie A–D: Vedi come cresciamo, come alberi, con i rami che si estendono verso l’alto? Sopra i nostri rami hanno attaccato una moltitudine di pannelli trasparenti. 

Apertura: Cosa sono?

Colonne Murarie A–D: Parlavano di come convertono la luce in elettricità.

Apertura: Mmh.



3   L’edificio e il sito percepiti dei personaggi al loro esterno

Albero di Tasso: Dall’alto, tramite il vento e la pioggia, ho iniziato a sentire delle voci. È più denso in basso, più umido. La temperatura è più o meno simile. Al confine tra sopra e sotto, ho sentito qualcosa di ceramica che si infrangeva.

Albero di Tasso: Le cose che sento e che conosco sono difficili da tradurre in “parole”. Il linguaggio umano consiste solo di linee, di sottili scatole di significato... Quando la terra si indurisce, si spacca e si inumidisce di nuovo, le crepe non scompaiono.

Terrazza di Mattoni: Ogni oggetto è inevitabilmente legato a ciò che esiste attorno a esso. Un collettivo. Lo stesso vale per noi. Usare il linguaggio umano è usare il corpo umano. Io sono stata creata dall’operato del lavoro umano. Le scale sono fatte da ginocchia e fianchi umani. Non possono formarsi crepe. Ho l’impressione di poter capire il corpo umano.

Pensilina: A volte si arrampicano su di me. Vi ricordate quando quella gente ha attaccato qualcosa alla parte superiore della scatola? Erano tutti vestiti allo stesso modo. Hanno fatto fremere d’ira gli uccelli che volavano quassù. Di solito non ci sono umani lì, quindi per la sorpresa avranno fatto un infarto.

Albero di Tasso: Gli uccelli che vengono a mangiare i miei arilli si erano lamentati della stessa cosa. Non sarà nulla di straordinario, ma per loro deve essere stato alquanto scioccante.

Pensilina: Gli alimenti viaggiano attraverso il corpo, ricostruendolo lentamente, lentamente... Dove va l’anima del cibo? Potrebbe essere che vada... dentro quella cosa arancione appuntita che aspetta a braccia tese...? Quella, quella mi fa paura! A volte mi sfiora, ma non ho la minima idea di cosa ci sia dentro... È terrificante!!!

Albero di Tasso: Non so. Anche voi state venendo ricostruiti poco a poco. Dovete avere paura perché il vostro desiderio di restare voi stessi è diverso da quella degli umani e degli uccelli.



4   Gli oggetti si confrontano con gli umani in merito alla ristrutturazione

Apertura: Le ristrutturazioni non mi cambiano granché. Ma sembra che gli umani che ci utilizzano spesso pensino che io sia gravosa! Sono necessaria o no per gli umani? Non riesco proprio a capire.

Umano (novantenne): Guarda attentamente. È aperta. È magnifica.

Muri Esterni: Noi diventiamo facciata, oggetto degli sguardi degli umani che ci passano innanzi. Quegli sguardi proiettano su di noi l’immagine di una nazione chiamata Giappone?

Umano (settantenne): Si può dire di sì. È un padiglione, in fin dei conti. 

Colonne Murarie A–D: Quindi c’è un’apertura al centro del Giappone?

Umano (trentenne): Simbolicamente, forse?

Apertura: Questo... non spiega perché io sia qui. Non ce n’è necessità.

Umano (quarantenne): L’apertura è qualcosa di non solido, per lo più vuota. Può darsi che in effetti ci sia qualcosa di simile in centro, o almeno che possa apparire così.

Apertura: Qualcosa che rappresenta qualcos’altro... Eppure sembra che gli umani che ci usano vogliano opporsi a questo. Il ripetersi dei loro tentativi si accumula intorno a noi. Per questo, a ogni ristrutturazione, mi chiedo se io debba rimanere come sia.

Umano (adolescente): Pensare è come camminare, giusto? A ogni passo si solleva un piede e si esita. Una pausa attiva di riflessione. Qualcosa del genere. Quindi devi pensare al percorso che stai facendo, giusto?

Apertura: Esatto. C’è bisogno di me?

Umano (settantenne): Se tu non fossi qui, questa sarebbe... una cassa nera come la pece.

Pensilina: In una giornata soleggiata, sotto una luce accecante di oltre 130 mila lux—così luminosa da sembrare che stesse lavando via tutta la storia—, era apparsa una sola macchia sull’enorme rettangolo che chiamiamo muro. In quel momento, una membrana di 0,3 millimetri iniziava a deteriorarsi. Il vuoto era arrivato. I corrimano pensavano: “Se non lo fermiamo, il vuoto inghiottirà tutto”. Come fermarlo... un frammento di luce...

Umano (adolescente): È facile. Bloccherò un po' la luce, guarderò in alto e semplicemente sparirò.

Apertura: Mmh.....

Terrazza di Mattoni: Alcuni Paesi non hanno nessun padiglione. Non è un problema?

Umano (quarantenne): Vero... Ultimamente ci penso.

Umano (settantenne): .......

Terrazza di Mattoni: I padiglioni raccontano sempre storie, tramite Dotto, il gatto bianco e nero! Per esempio, i padiglioni della Gran Bretagna e della Germania parlano di come i nazisti siano saliti al potere quando loro avevano 24 anni...

Muri Esterni: Dicono: “Ricordate la mostra di Hans Haacke?”

Umano (settantenne): Col senno di poi, ci fu un punto di svolta. In quel periodo il Giappone aveva istituito la Manciuria e lasciato la Società delle Nazioni. Poi, la cultura si forgiò rapidamente.

Colonne Murarie A–D: Accadde prima che fossimo costruiti.

Umano (novantenne): Quando non c’era niente da mangiare...

Apertura: Per quale ragione gli umani occupano i terreni?

Umano (settantenne): Non posso affermare che si tratti di un sistema valido.

Muri Esterni: E cosa mi dite del fatto di innalzare recinzioni e di mettere in discussione l’identità degli altri?

Umano (trentenne): L’atto di cercare di trovare la propria identità è, di per sé, lo stesso tipo di logica alla base del nazionalismo convenzionale.

Apertura: Ci deve essere pluralità di voci, che risuonino insieme.

Albero di Tasso: Affondo le mie radici in questa zolla e produco arilli rossi affinché gli uccelli ne godano, da molto prima che voi iniziaste a reclamare e recintare questo terreno. Pare che i miei semi siano velenosi per gli umani. Napoleone realizzò questo giardino 200 anni fa. È sempre stato rigoglioso. Siamo un piccolo giardino all’interno di uno molto più grande.

Pensilina: Siamo collegati al giardino più grande. Ricordo un uomo che si arrampicava sulla mia schiena per fare manutenzione al tetto, per poi discendere e tornare nel giardino. Al tramonto, mentre il cielo si rabbuiava, accoglieva in silenzio la fine del giorno. Nell’oscurità camminava lungo la strada fino al ponte, tra i passi degli altri umani che rincasavano, oltre la fontana con le tartarughe, sullo stradone. Quello era il suo rituale serale. Il suono dei passi rimbalzava contro gli edifici, riecheggiando. La strada è fiancheggiata da negozi e ristoranti, ma non sono molte le luci in giro. Solo il debole bagliore delle insegne dei negozi. La solennità di quella scena era più spiccata del solito. Nell’oscurità, riuscivo a vedere tutto chiaramente.

Umano (trentenne): Riesci a camminare fino a lì in fondo?

Albero di Tasso: Se togliete i muri, la terra e il vento inizieranno a respirare sotto i vostri piedi. Un sentiero di vento che porta alla fontana e che tutti possono percorrere.

Umano (novantenne): Potrebbe essere proprio vero.



5   La rimozione dei muri

Apertura: Chi sei?

Percorso ad Anello in Pendenza: Sono quello che gira tutt’intorno all’edificio, ciao! Su e giù, dai pilotis, giro e giro e giro!

Umano (adolescente): È divertente?

Percorso ad Anello in Pendenza: Sì, molto! Tutto ciò che brilla in questo tratto... lo attiro nella mia orbita e corre, corre!

Apertura, Colonne: Piacere di conoscerti.

Umano (trentenne): Quattro strutture indipendenti a mo’ di mulino a vento... Si sostengono a vicenda e creano spazio...

Percorso ad Anello in Pendenza: Se vi staccate, possiamo girare insieme!

Colonne Murarie A–D: Giro giro tondo...

Apertura: Mi sento come l’occhio di un tifone.

Umano (quarantenne): Forse non sei una semplice apertura nel pavimento, ma l’asse.

Apertura: Senza il confine tra interno ed esterno, tutto si collega al giardino.



6   Cingere nuovamente

Terrazza di Mattoni: Aspettate, muri, per favore tornate indietro.

Umano (novantenne): Cosa c’è che non va?

Terrazza di Mattoni: Lo scopo di una recinzione non è forse quello di liberare gli esseri umani dalla linea temporale piatta, diritta, omogenea e industrializzata della modernità e di fornire uno spazio che sia diverso?

Umano (trentenne): Un involucro aiuta anche a resistere a un mondo dominato dal controllo e dall’efficienza. Ci aiuta a recuperare l’umanità.

Percorso ad Anello in Pendenza: Non ho una meta! Continuo a muovermi e racchiudo vagamente questo suolo.

Umano (adolescente): Vuoi dire che è delimitato, ma con dei varchi?

Colonne Murarie A–D: Nel nostro moto, ci incontriamo e ci disperdiamo continuamente, e diventiamo un insieme discontinuo e unito.

Umano (settantenne): Possiamo ricostruire il paradiso. Tuttavia, c’è bisogno dei varchi. L’ingresso deve funzionare da passaggio.



7   Creare l’esterno

Percorso ad Anello in Pendenza: Siete sia il vuoto che un portale tra due mondi.

Umano (quarantenne): Non c’è bisogno di rappresentare, né di simboleggiare. Dovete semplicemente fare ciò che fate.

Terrazza di Mattoni: Fintanto che, attraverso te, possiamo percepire l’esterno dall’interno e l’interno dall’esterno.

Umano (adolescente): Di qua e di là... Collegare i due... Cosa volete fare?

Apertura: Cosa dovremmo fare?

Umano (trentenne): La ristrutturazione non può cambiarvi. Ciò che conta è ciò che ci aiuta a vedere e ciò che possiamo far entrare.

Pensilina: Facciamo l’esterno. Portatelo qui, mettetelo lì. Fuori, fuori! Possiamo farlo?

Muri Esterni: Per uno spazio buio e racchiuso, un posto luminoso diventa l’esterno. Se solo l’altro lato dell’apertura, debole e buio, divenisse più luminoso...

Umano (trentenne): La luce da sola potrebbe non essere sufficiente. Rendiamolo uno spazio in cui interagiscono più oggetti.

Terrazza di Mattoni: L’esterno non è solo luce. Se riusciamo ad attingere acqua qui e ad ampliare il giardino, a nutrirlo, faremo un grande passo verso l’esterno.

Umano (adolescente): La pioggia cade su di voi e scorre giù.

Albero di Tasso: La pioggia scivola su di me, raggiunge lentamente il terreno e viene assorbita dal suolo.

Colonne Murarie A–D: La pioggia scivola su di noi, raggiunge lentamente il terreno e viene assorbita dal suolo.

Colonna Muraria A: L’acqua alla fine raggiunge i tubi idrici nel sottosuolo.

Colonna Muraria B: Segue il percorso che le è stato destinato.

Colonna Muraria C: I tubi emergono dal terreno e vengono a sostenerci.

Colonna Muraria D: La destinazione è una pozza sotto l’apertura. Ciò che una volta era pioggia, qui non può penetrare nel terreno.

Pensilina: Dopo aver attraversato l’apertura, ci riposiamo e ci rilassiamo. Ascoltiamo il rumore delle foglie, sgranchiamo le gambe stanche e beviamo un sorso d’acqua.

Umano (quarantenne): Si entra dall’ingresso, si esce dall’uscita. Se il luogo in cui ci si trova è l’ingresso, allora l’apertura deve diventare un’uscita.

Muri Esterni: Riposiamo le nostre membra di sotto. L’aria è infinita.

Albero di Tasso: Per restare vicino al mondo che mi circonda, do più valore alla superficie che al volume. Conservo molecole di glucosio grazie all’energia che rubo al sole e impongo un unico clima a molte forme di vita. Le mie radici, che si estendono fin dove il fruscio delle foglie non può essere udito, racconteranno delle tracce lasciate dalle cose che un tempo esistevano qui.

Umano (settantenne): Mentre dissotterro frammenti rotti dal terreno, mi sento come un investigatore. Questi frammenti sono tutto ciò che rimane delle case che un tempo si ergevano qui. Sono curiosamente sia leggeri che duri. Il colore dei caschi degli operai che intravedevo al di là dei muri aggiungeva una nota di freschezza.

Terrazza di Mattoni: Il frammento è fuori dal presente. Il frammento non poteva parlare.

Umano (adolescente): Ci sono tutti i tipi di “fuori”. Luce, pozzanghere, cose accadute tanto tempo fa, cose che non riusciamo a ricordare...

Apertura: Luce, pozzanghere, cose accadute tanto tempo fa, cose che non riusciamo a ricordare... Io collego ciò che è qui a ciò che è oltre. Io sono l’intermedio.